Tesi di Laurea – (Parte IV)

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Intervista di Flavio D’Ambra a Mauro Storti.

1 – Biografia 2 – Il Metodo 3 – La Produzione 4 – I Programmi 
5 – La Didattica oggi 6 – Le “Ecloghe” 7 – Liuteria 8 – Il Futuro 

4 – I PROGRAMMI DI STUDIO DEI CONSERVATORI

Ho sempre reputato banale e assolutamente inutile la prova dei 120 arpeggi di Giuliani come punto di esame del Compimento Inferiore. Cosa ne pensa?  A cosa servono?

Erano presenti nei vecchi programmi e vennero conservati nel programma del 1984, vigente fino alla riforma. Incaricato di riunire la commissione per la stesura del programma, il direttore del Conservatorio di Piacenza, l’organista Giuseppe Zanaboni, mi volle con sé; c’erano tra gli altri: Mario Gangi, Giuliano Balestra e Ruggero Chiesa. Rimasi alquanto  deluso perché il programma fu stilato in maniera frettolosa e distratta.

Intervenni, ad esempio, per fare inserire i Preludi di Tárrega e le Canzoni popolari catalane di  Llobet che stavano per essere dimenticate. Mi opposi al punto degli arpeggi di Giuliani, dato che negli studi dello stesso periodo sono compresi, tra l’altro, sempre gli arpeggi. L’insistenza di alcuni dei “grandi” didatti presenti mi fece presumere che vi fosse un interesse commerciale in quanto il catalogo delle pubblicazioni stampate nel retrocopertina di tutte le edizioni di tali arpeggi fungeva da ottimo supporto pubblicitario. Non nascondo che, rientrato a Milano, contattai il mio editore per farne una mia revisione.

Cosa cambierebbe, se si potesse, al programma del 1984, oltre a togliere gli arpeggi di Giuliani?

Oggi i conservatori con l’autonomia data dalla riforma fanno quello che vogliono. Negli ultimi anni di insegnamento presso il Conservatorio di Piacenza avevo inserito in programma anche le trascrizioni “storiche” di Albéniz e la Ciaccona di Bach, dato che neanche le Suites per liuto sono originali!

Personalmente ripristinerei lo studio del tremolo che era d’obbligo all’esame di V anno. Si tratta di un’importante risorsa che viene utilizzata da molti autori contemporanei come, ad esempio, da Rodrigo in Invocatión y Danza. Ripristinerei il concerto per chitarra e orchestra come prova per il diploma e inserirei brani e studi di Giulio Regondi, un autore fondamentale. Sulla musica contemporanea proporrei una scelta accurata di alcune opere di compositori autorevoli che abbiano almeno una “stagionatura” cinquantennale.

Non pensa che l’approfondimento della musica contemporanea e in particolare della semiografia sia  importante nel percorso formativo?

Certo. Ma il problema è che spesso per suonare questi brani occorre avere un contatto diretto con gli autori, cosa non sempre possibile. Mario Gangi che era amico di Goffredo Petrassi, raccontava che questi non si era reso conto che quando eseguiva la tambora vibravano tutte le corde, anche quelle che non avrebbero dovuto suonare. Sembrano stupidaggini, ma se già l’autore non sa bene come scrivere, figuriamoci se l’esecutore può sapere come deve eseguire.

Se consideriamo autori che hanno anche inciso i loro pezzi o sono stati a contatto con ottimi esecutori, vedi Leo Brouwer o Franco Donatoni, hanno codificato alcune soluzioni grafiche, ma un problema rimane sempre.

Ho visto spartiti stranissimi della compositrice milanese Sonia Bo, e  ho suonato un pezzo di Bruno Canino per chitarra e pianoforte anch’esso scritto in maniera strana. Che fai quando devi  interpretare certi segni come macchie, spruzzi o manciate di secondi: suoni o guardi l’orologio? Angelo Gilardino ha scritto utilmente qualcosa sulla grafia (in Enrico Allorto, La chitarra, edizioni EDT) ma questa è sempre in evoluzione.

Un’altra cosa secondo me molto importante è la pratica del canto, per lo meno quello da camera che consiglierei a qualunque studente di scegliere come “secondo strumento” perché è fondamentale per imparare a fraseggiare, usare il  crescendo, il diminuendo ed i colori; con la parola puoi dare un significato alle note ed evitare che risultino una mera successione di suoni. Personalmente ritengo che il canto sia lo strumento ideale per tutti i musicisti.

Oltre alle problematiche legate all’interpretazione della musica contemporanea, vi è anche quelle della musica da camera che fortunatamente, almeno in parte, i bienni e i trienni stanno colmando.

Purtroppo c’è da lamentare anche l’assenza del concerto per chitarra e orchestra. Nel programma vigente prima del 1984, bisognava preparare un concerto per chitarra e orchestra per l’esame di diploma e accennare dei passaggi su una partitura di musica da camera del repertorio chitarristico.

Quando è stato fatto il programma del 1984, fra i vari commissari c’era il Maestro Claudio Scimone, direttore dei Solisti veneti, che provò a proporre tra le prove d’esame anche la realizzazione del basso continuo ma l’idea fu rigettata dal commissario del ministero per motivi burocratici. Per il concerto si sarebbe posto anche il problema di trovare un’orchestra per accompagnare la chitarra. Di fatto, agli esami ci si trovava di solito ad eseguire il concerto in Re M (per 2 violini, liuto e basso continuo RV 93) di Vivaldi accompagnato al pianoforte!

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