4 – La Scuola di Tarrega

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La scuola di Tárrega

A Francisco Tárrega (Villareal 1852 – Barcellona 1909) spetta il merito di aver elaborato e portato a compimento nell’ultimo quarto del XIX secolo quegli elementi che sono alla base di una nuova scuola chitarristica.

Egli apre vie nuove alla tecnica e all’estetica chitarristica con le sue famose trascrizioni di opere di Bach, Beethoven, Albéniz, Chopin, Schubert, Mendelssohn, Schumann, Wagner  e tanti altri.

Per tutto l’arco del Novecento, oltre alle trascrizioni di pagine impegnative concepite per altri strumenti, la letteratura chitarristica si arricchisce di nuove importanti opere per chitarra di autori come Llobet, De Falla, Segovia, Torroba, Turina, Ponce, Castelnuovo-Tedesco, Rodrigo, e molti altri.

Mettendo a confronto due trascrizioni del “Chiaro di luna” di Beethoven, una prima realizzata in La minore da Manlio Biagi (Terni 1896 – Milano 1942) e una seconda realizzata in Re minore da Francisco Tárrega, è possibile rendersi conto della decisa svolta impressa dal grande Maestro spagnolo all’evoluzione dell’arte chitarristica, che si concretizza in una maggiore complessità dell’apparato tecnico utilizzato

MAuro Storti - Tarrega - Adagio SostenutoMauro Storti - Tarrega - Adagio Sostenuto 2

Nella prima trascrizione la melodia, relegata in prima posizione e sulla prima corda, risulta esile e inserita entro un tessuto sonoro complessivo che risulta timbricamente e dinamicamente piatto. Nella seconda, invece, la disposizione della melodia sulle corde mediane produce, se eseguita con un adeguato tocco appoggiato, una sonorità più corposa e profonda che bene si addice all’atmosfera romantica e  notturna del pezzo beethoveniano.

Va detto che le caratteristiche tecniche peculiari della scuola chitarristica tarreghiana, sono di difficile definizione. Colui che per primo ha provato ad illustrare le qualità essenziali della scuola di Tárrega è stato l’argentino Julio Sagreras, il quale tuttavia non ha ottenuto un risultato del tutto convincente.

“In che consiste la scuola di Tárrega?

Nella posizione del corpo? Evidentemente no, poiché tale posizione risulterà sempre in relazione con la statura dell’esecutore.

Nella posizione della chitarra? in certa misura; ma la scuola di Tárrega consiste specialmente:

 1° – Nel modo di toccare le corde con la mano destra
2° – Nella posizione di detta mano per toccare in tale maniera speciale
3° – Nella posizione della chitarra, che deve disporsi alquanto inclinata in avanti nella sua parte superiore.
4°- Nell’uso particolare dell’anulare [?] di entrambe le mani che, già preconizzato da Aguado, Tárrega ha intensificato”[1].

 Quello di Sagreras non è stato altro che un tentativo approssimativo di fornire  delle indicazioni per meglio catalogare la didattica tarreghiana e ciò si spiega con il fatto che, come ritiene Emilio Pujol,  il metodo d’insegnamento di Tárrega era di tipo prevalentemente  imitativo:

“L’ideale didattico di Tárrega mirava a formare una tecnica e, allo stesso tempo, educare la sensibilità e il giudizio attraverso le audizioni. I suoi allievi imparavano la tecnica lavorando di fronte a lui, copiando i suoi procedimenti iniziando con esercizi facili (che talvolta improvvisava) di scale semplici e doppie, accompagnate da note al basso; accordi di due, tre, quattro o più note; arpeggi di tre e quattro dita; legati semplici, legati in posizione fissa, legati doppi; trilli; salti della mano; armonici semplici e ottavati; esercizi di indipendenza per entrambi le mani.

Sintetizzate in formule meccaniche che sviluppavano con la pratica l’azione riflessa e sincronizzata delle dita e della mente, quegli esercizi riassumevano tutti i casi che la più complicata tecnica di qualsiasi opera potesse presentare, Più avanti venivano gli Studi, i pezzi e la parte interpretativa. Per Tárrega esistevano due tipi di difficoltà: alcune evitabili, altre superabili. Quanto alle prime, oggetto principale della tecnica, si imponeva l’ordine logico della diteggiatura, che risolveva con facilità il passaggio in accordo con il senso interpretativo dell’esecutore. Per le seconde, nell’impossibilità di diminuire la difficoltà naturale di un passaggio, era imperativo giungere a superarlo con la pratica insistente delle dita.

Per lui, l’allievo, era parte della sua propria opera, e lo trattava con la sua proverbiale bontà. Lo aiutava a capire i suoi problemi e gli infondeva entusiasmo. […] Senza inculcare nell’allievo le proprie modalità interpretative, gli spiegava le cause che determinano il  fraseggio secondo il senso di attrazione o divergenza dei suoni e secondo le cadenze, la forma, lo stile e l’accentuazione ritmica, lasciando che interpretasse liberamente, senza influenza estranee.

Tali erano, in sintesi, i metodi pedagogici impiegati da Tárrega nella sua nobile missione di maestro. Tuttavia, la sua opera didattica non consisteva solo in semplici procedimenti formali più o meno originali e ingegnosi. Essa era pervasa da un grade spirito innovatore di tutta la tecnica e delle idee sulla chitarra, e questo è precisamente ciò che caratterizza i fondamenti della scuola di Tárrega”.[2]

Rispetto alla tecnica Ottocentesca del contrappunto misto (Es.1), ottenuto con l’impiego di numerose note a vuoto e poche note tastate, la letteratura chitarristica del Novecento si evolve grazie anche  alla comparsa del contrappunto puro (Es.2), ovvero costruito con note interamente tastate, grazie alle trascrizioni di Tárrega, alle composizioni bachiane e alle opere regalate alla chitarra dai compositori non chitarristi sopracitati

Mauro Storti - Milan Fantasia VII

Sulla base di quanto esposto, si deve prendere atto che la figura e l’opera di Tárrega costituiscono il vero spartiacque fra la chitarra ottocentesca e la chitarra moderna. Occorre quindi sottolineare che a questo dualismo deve corrispondere un appropriato metodo didattico. Lo studente che segua oggigiorno unicamente metodologie ottocentesche da considerarsi ormai obsolete corre il rischio di acquisire una tecnica errata o quantomeno lacunosa.


[1] Tecnica superiore della chitarra basata sulla scuola moderna del maestro Tárrega, 1922
[2] Tárrega, Ensayo Biografico, 1960

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